Melzo (MI)
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Cenni Storici

Fondandosi sulla radicale somiglianza del nome sulla probabile identità del luogo, si è indotti a ritenere, anche se non suffragati da documenti, che Melzo sia la cospicua e doviziosa Melpum, città etrusca famosa per attività e commercio, distrutta –come Milano- dai Galli Boi e Senomi durante la quarta invasione gallica, ricostruita e poi nuovamente rasa al suolo dal goto Uraia nel 539 d.C.
Cintasi di Mura divenne un borgo forte, castello fra Monza e Lodi. Il borgo aveva torri e quattro porte di cui ora si vedono i resti. Nel XII e XIII appaiono negli atti del Comune di Milano  i nomi di abitanti di Melzo. Così come esistevano terre di proprietà di persone ed enti milanesi.

Il 3 dicembre 1446 i veneziani, in lotta contro Filippo Maria Visconti, giunsero fino a Melzo, la espugnarono e la saccheggiarono. Due anni dopo, essendo i Veneziani minacciati da Francesco Sforza, ne approfittarono i Melzesi per insorgere contro il giogo di S. Marco.

Alla testa delle donne era Agnese Pasta che, impugnato il vessillo di Milano, lo inalberò sulle mura dopo aver costretto il presidio veneto a ripiegare su Lodi.
Durante la dominazione spagnola Melzo subì spoliazioni sistematiche da parte dei militari che vi alloggiavano o transitavano.
Melzo subì complesse vicende durante il XV secolo.
Nel 1412 il Duca Filippo Maria Visconti aveva dato investitura del Borgo di Melzo a Vincenzo Marliani, castellano di Porta Giovia in Milano.

Nel 1475 si aveva l’investitura del Feudo di Melzo da parte del Duca Galeazzo Maria Sforza alla sua favorita Lucia Marliani. Di questo periodo e del successivo quarto di secolo sembra vi siano interessanti tracce nella decorazione murale di S. Andrea, oggetto di attento approfondimento da parte dell’Associazione “Amici di S. Andrea”, testimonianza di una presenza non casuale di elevati personaggi della Corte Ducale. Amichevole pare fosse il rapporto fra il Duca e la figlia del Castellano Marliani.
Nel 1499 Luigi XII di Francia concesse l’investitura del Feudo di Melzo al grande condottiero Giangiacomo Trivulzio i cui discendenti si fregiarono del titolo di Conti di Melzo.
Rimase ai Trivulzio fino al 1678 quando morto il Principe Antonio Teodoro, senza discendenti, il Feudo fu posto all’asta. I Melzesi, esercitando un diritto di prelazione concesso ai Comuni in caso di mancanza di un feudatario, ottennero l’autonomia dietro versamento di lire imperiali 20,480.

Il palazzo fu venduto da Cristina di Belgioioso, nata Trivulzio, nel 1800.

 

Nella fotografia:
PORTA LODI  ( Porta delle oche)
Avanzo dell’antica Porta di ingresso da Sud guardava l’antico Convento dei Cappuccini, ora completamente demolito.


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